Africa: la minaccia regionale di Boko Haram

Minando la stabilità del paese più popoloso Capture d’écran 2016-03-03 à 17_25_50e dell’economia più grande del continente africano, impedendo a circa 6 milioni di persone l’accesso al cibo e ai supporti umanitari, provocando una crisi umanitaria con oltre 2,6 milioni di persone in fuga e esacerbando gli attriti religiosi, Boko Haram è in grado di generare implicazioni economiche, ambientali e sociali a lungo termine per la regione.

Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM) non resta impassibile e prosegue nelle sue attività soprattutto a danno delle economie locali, del turismo e degli investimenti stranieri, oltre ad ostacolare ogni tentativo di stabilizzazione dell’area condotta da attori esterni.

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L’IMPEGNO ITALIANO NELLE MISSIONI INTERNAZIONALI

Le missioni internazionali rappresentano un fattore concreto e di continuità tra la politica estera e la politica di difesa del nostro Paese, nonché il presupposto per il conseguimento di una maggiore centralità dell’Italia nelle relazioni internazionali, in considerazione della nostra proiezione di Paese cerniera tra Europa e Mediterraneo.misto

Attualmente 5.700 italiani sono impegnati complessivamente in 25 missioni in 18 paesi. Se diamo uno sguardo alla mappa del nostro impegno all’estero, ci accorgiamo che la mappa delle missioni è la stessa dell’instabilità del pianeta.

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Rapporto sulla politica estera italiana: il governo Renzi. Edizione 2016

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Le sfide più impegnative di politica estera con cui si è misurato il governo Renzi – la crescente instabilità del vicinato, la crisi migratoria, l’acuirsi della minaccia terroristica, le riemergenti turbolenze finanziarie – possono trovare un’efficace risposta solo a livello europeo, in una rinnovata capacità dei membri dell’Ue di agire in modo collettivo e solidale. L’Unione europea è in effetti rimasta il principale campo di azione della diplomazia italiana. Tuttavia, i progetti di riforma delle politiche Ue sostenuti o promossi dal governo, che miravano a rafforzare i meccanismi e gli strumenti di integrazione e solidarietà fra i paesi membri in settori chiave come la governance economica e la politica migratoria, hanno fatto limitati progressi. Vi sono state anche periodiche tensioni con le istituzioni europee, che hanno fatto riemergere una disputa mai sopita sulla ripartizione dei compiti e delle responsabilità tra livello europeo e nazionale. Alcune persistenti debolezze strutturali dell’Italia hanno continuato a limitarne la proiezione internazionale, ma lo sforzo del governo per rafforzare il ruolo del paese in diverse aree di primario interesse nazionale, a partire dal Mediterraneo, ha dato alcuni frutti significativi. L’Italia ha continuato a partecipare a numerose missioni internazionali di natura civile o militare, in alcuni casi anche con responsabilità di comando. La riforma dello strumento militare ha però segnato il passo. Anche nel campo del diritto l’Italia dovrebbe colmare alcune lacune che pesano negativamente sulla sua credibilità internazionale.

NATO in Libya: A Long-Term Plan for Stability

pims libyaPIMS STUDY – PISM Policy Paper no 11

Never was there a better time for NATO’s involvement in Libya than now. The Government of National Accord (GNA) is the only available option for a more stable future of the country. It has already shown it can deliver by defeating the Islamic State (IS) in Sirte, but without urgent support from the international community it may not be able to show more progress in providing security, reform and services to the Libyan people. Once it receives a request from the GNA, NATO can and should assist in SSR, border control and countering people-smuggling as there is no better placed actor to help Libya in this regard.