Il mio editoriale

Il vento del terrore che soffia dai Balcani

di Andrea Manciulli – Formiche 

La notizia di qualche tempo fa della brillante operazione congiunta delle nostre Forze di sicurezza, con la quale è stata sgominata a Venezia una cellula jihadista composta da uomini di origine kosovara, ha riproposto all’attenzione pubblica il tema della centralità dei Balcani. In questi territori, fenomeni di radicalismo religioso, anche jihadista, non sono nuovi.

Durante la guerra di Bosnia, i Balcani furono interessati dalla presenza di veterani provenienti dall’Afghanistan; l’eredità di quella fase è rappresentata oggi dalla presenza di predicatori e comunità radicali, da rancori e dall’emergere di un fenomeno che vede numerosi combattenti partire soprattutto dal Kosovo per raggiungere la Siria e unirsi alle milizie del Califfato. In un tale contesto, caratterizzato anche da una precaria situazione politica, istituzionale ed economica, la congiuntura con la criminalità organizzata locale – capace di sfruttare i traffici illegali di droga, armi ed esseri umani – prova quanto questa minaccia sia incombente e potenzialmente pericolosa anche per noi europei. Per quanto riguarda la lotta al terrorismo e alla radicalizzazione jihadista, tema centrale delle agende politiche dei governi europei che richiederebbe maggiore omogeneità di mezzi e obiettivi, i Balcani dovrebbero essere una priorità per la sicurezza e la politica estera dell’Europa. Continua a leggere

Sgominata cellula jhadista kosovara a Venezia.

Da tempo nell’ambito della NATO denunciamo l’ondata di simpatizzanti all’ideologia di Daesh e l’importanza di concentrare le nostre analisi sulla fascia balcanica. L’operazione condotta in modo esemplare dalle nostre Forze dell’Ordine a Venezia va, infatti, inquadrata in una serie di operazioni portate avanti negli ultimi due anni che interessano proprio i Balcani e il Nord-Est Italia.

Non è un caso che il rapporto per il 2017 della NATO PA, che ho l’onore di dirigere, riguarda proprio la minaccia della radicalizzazione jihadista nei Balcani.

E’ importante, inoltre, ricordare che questi arresti sono stati possibili anche grazie alle misure introdotte con il Decreto anti-terrorismo del febbraio 2015.

 

Per approfondire:

IL PUNTO di GR Parlamento con Andrea Manciulli – Ascolta l’intervista

Migranti e terrorismo. Intervista ad Andrea Manciulli sulla cellula jihadista a Venezia e sul rischio di infiltrazioni terroristiche dai Balcani – Radio Radicale – Ascolta l’intervista

 

La minaccia terroristica viene dai Balcani: la NATO studia le rotte jihadiste – La Stampa

 

I terroristi vanno cercati su quelle montagne non sui barconi di disperati – Intervista a Andrea Manciulli- La Stampa

 

La Nato alla prova minaccia del jihadismo nei Balcani. Parla Andrea Manciulli – il Foglio

 

Lo spettro di un “califfato” alle porte dell’UE – Avvenire

 

Il vero pericolo arriva dai Balcani. Necessario regolamentare le moschee. E non bisogna sottovalutare la Libia. – Il Tempo

 

Non è dai barconi che arriva il pericolo. 7 domande, risponde Andrea Manciulli – Secolo XIX

 

La prima minaccia jihadista viene dai Balcani, non dal Mediterraneo – Intervista a Andrea Manciulli, AskaNews

 

Il vento islamista che soffia dai Balcani – La Stampa

 

Lupi solitari, “leoncini” e Balcani: i servizi spiegano perché il Califfato può ancora colpire l’Italia- Il Foglio

 

Speciale Difesa: Balcani essenziali per arginare la radicalizzazione jihadista  – Agenzia Nova

 

Terrorismo, Manciulli: “Nei Balcani un hub jihadista per colpire in Europa. Rischiamo avvenga la stessa cosa che è successa in Belgio” – OFCS Report

 

Come e perché i Balcani sono palestra per il radicalismo terroristico – Formiche

 

Focus Mediterraneo Allargato n.1

osservatorio-di-politica-internazionale-mediterraneoLa regione del Mediterraneo allargato permane in una condizione di forte entropia e di strutturale debolezza istituzionale. Interessi e agende contrastanti continuano ad alimentare tale dinamica, liberando costantemente nuove energie che alimentano i principali teatri di scontro e crisi regionale. Di fronte a tale scenario, si è ormai imposta la consapevolezza che lo stato e la sua disintegrazione o strutturale debolezza abbiano rappresentato il vero cuore pulsante che ha generato tale dinamica, amplificandone la portata e favorendo il libero agire sia di alcune potenze internazionali e regionali sia di cosiddetti attori non-statuali.

Crisi di legittimità, mancanza di sicurezza, incapacità di esercitare pienamente il monopolio della forza legittima, perdurante debolezza del sistema economico e, infine, polarizzazioni etnico-comunitarie e socio-politiche possono essere considerate non solo tra le principali sfide alla stabilità e alla tenuta di questo sistema regionale, ma anche tra i maggiori effetti prodotti dalla debolezza dello stato e delle sue istituzioni. In alcuni casi lo stato si è dimostrato addirittura inesistente o incapace di agire efficacemente al di fuori delle logiche dei regimi autoritari contro cui si erano mobilitate molte piazze nel 2011. Continua a leggere