NATO e Italia: il bilancio post-Mattis

a cura di: Marco Giulio Baronerid

Il richiamo di James Mattis al “fair burden sharing” tra alleati in seno alla NATO ha suscitato preoccupazione per diversi motivi, tra cui le priorità politiche della nuova amministrazione Trump, la dipendenza strategica dei Paesi europei dall’ombrello statunitense, e la difficoltà dei Governi europei a reperire risorse, stretti tra opinioni pubbliche ostili e vincoli di bilancio. L’Italia non fa eccezione. Tuttavia, l’argomento è più complesso perché riguarda il peso e il ruolo del Paese nel suo complesso, nel bene e nel male. In primo luogo, l’Italia continua ad essere tra i Paesi più importanti dell’Alleanza Atlantica, non solo in virtù della sua dimensione. La tradizionale tendenza italiana a favorire le organizzazioni multilaterali, rispetto ad una posizione assertiva, non ha valore solo negativo. Spesso il nostro Paese ha fatto da mediatore all’interno dell’Alleanza, ruolo raramente messo sotto i riflettori per la sua intrinseca delicatezza, ma ben ricoperto e molto apprezzato. Ad esempio, è poco conosciuto che l’Italia è tra i pochi Paesi NATO che considerano davvero l’Alleanza come impegnata su un unico fronte, piuttosto che alimentare la retorica del confronto tra fronte orientale e meridionale. E quanto richiesto e ottenuto per il Mediterraneo è un risultato che si deve al fatto che l’Italia, le cui esigenze si focalizzano chiaramente in Nord Africa e Medio Oriente, non ha mai rifiutato di partecipare alle iniziative dell’Alleanza dedicate ad uno o più membri che richiedessero sostegno….continua a leggere

 

Difesa: Libro Bianco, passi verso attuazione

P. Sartori – AffarInternazionali

Dopo un anno e mezzo di silenzio, l’implementazione delle riforme proposte dal Libro Bianco muove i primi passi verso un’effettiva concretizzazione. Il disegno di legge (DdL) che da molti mesi era in attesa di approvazione da parte del Consiglio dei Ministri è stato finalmente varato il 10 febbraio, su proposta del ministro della Difesa, Roberta Pinotti.

Il documento si compone di 11 articoli e individua quattro aree di intervento principali: revisione della governance, riorganizzazione del modello operativo delle Forze Armate, rimodulazione della composizione del personale e modifica del sistema di formazione.

In termini applicativi, il DdL si suddivide sostanzialmente in due parti. I primi sette articoli, relativi all’introduzione di modifiche alla struttura dei vertici e alla ripartizione delle competenze tecnico-amministrative, sono da considerarsi disposizioni di diretta applicazione e andranno a modificare il codice dell’ordinamento militare.

Per l’attuazione degli articoli successivi, invece, legati principalmente alla regolamentazione del personale, è prevista la delega al Governo per l’adozione di uno e più decreti legislativi entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge.

Da prospettiva interforze a maggiore integrazione
Tra le previsioni relative alla ristrutturazione dei vertici, un punto importante riguarda l’assunzione di un’ottica maggiormente integrata rispetto all’attuale concezione interforze, al fine di incrementare l’efficacia della struttura militare e ridurre le duplicazioni. In merito, il DdL prevede la divisione della figura di segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli Armamenti (Dna) in due incarichi distinti. Il Dna assumerà anche la responsabilità relativa alla logistica e potrà essere militare o civile.
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