Scelgo Andrea perchè…

ott 23
Postato da Andrea Manciulli Archiviato in Toscana

Le elezioni primarie del prossimo 25 ottobre sono una tappa fondamentale per il Partito democratico. I due anni di vita del Pd sono stati intensi, appassionanti, difficili e costellati da tante battaglie, da vittorie e sconfitte. Ora siamo di fronte ad una svolta, e non abbiamo più tempo da perdere. Serve un Pd più forte, con un’identità definita, in grado di prendere decisioni coraggiose e chiare. Credo che Andrea Manciulli sia la persona migliore per portare avanti, in Toscana, la sfida difficile e al contempo entusiasmante del Partito democratico. Lo ha dimostrato nel precedente mandato, quando ha saputo affrontare con grande capacità i momenti in cui il partito si è trovato in difficoltà, anche perché ancora “imbrigliato” nelle questioni organizzative interne e per come ha saputo svolgere un ruolo di unità e di amalgama tra le tante anime dei democratici toscani. Ancora oggi Manciulli può essere l’espressione migliore di quella ricchezza di esperienze che fanno del Pd toscano qualcosa di più di un partito, ma un vero e proprio stile e modo di fare politica. Uno stile che lo slogan scelto da Andrea “Made in Toscana” ben richiama. La sfida politica lanciata da Andrea Manciulli è quella di cui abbiamo bisogno per affrontare le grandi sfide che ci attendono. Nel Pd di Andrea potremo finalmente trovarci insieme per il futuro e non per il passato, dando risposte chiare e coraggiose sui temi più caldi: dalla crisi economica al lavoro, dalle questioni etiche alla sicurezza. Dobbiamo avere il coraggio e la convinzione di portare avanti l’idea del Pd su ogni questione che riguarda le donne e gli uomini, i giovani e gli anziani del nostro Paese, delle nostre città, dei nostri territori. Ho deciso di sostenere Andrea Manciulli perché so che le prossime sfide saranno complesse e difficili, ma so che Andrea, con l’aiuto di tutti noi, sarà capace di affrontarle al meglio.

Simone Bezzini

Presidente della Provincia di Siena

La Dalmine diventi una questione di interesse nazionale per il PD

ott 22
Postato da Ufficio Stampa Archiviato in Toscana

L’impegno del Partito Democratico della Toscana e di quello della Lombardia, dove ha sede la società Tenaris Dalmine, è quello di muoversi con un’unica azione comune per scongiurare l’attuazione del piano aziendale che avrebbe pesante ripercussioni sull’occupazione delle due regioni”, così dichiarano Andrea Manciulli, Segretario del PD Toscana, e Maurizio Martina, Segretario del PD Lombardia, a proposito della vicenda “Tenaris- Dalmine”.

L’effetto di questo piano prevede il dimezzamento dello stabilimento di Costa Volpino, un taglio di un terzo del personale a Dalmine e un altro intervento pesante su Arcore”, dice Martina. “Senza dimenticare”, aggiunge Manciulli, “le ripercussioni che avrebbe la prevista chiusura del sito di Piombino.”

I due Segretari ritengono che questo piano sia inaccettabile per la sua pesantezza e per le sue ricadute. “Siamo chiaramente contro il disimpegno aziendale messo in atto da Tenaris Dalmine. Noi consideriamo strategico per il sistema Italia il settore della siderurgia ad alto contenuto tecnologico e lo sforzo deve essere quello di continuare ad investire nell’innovazione.”

Da un lato mentre Tenaris deve ripensare alle proprie strategie aziendali – concludono i due segretari regionali – dall’altra serve un intervento del Governo per favorire il mantenimento del lavoro e dei siti industriali presenti in Italia.”

Entrambi i segretari si impegnano a fare in modo che la vicenda Dalmine diventi una questione di interesse nazionale per il PD.

Il futuro per esempio, la città contemporanea come stile di vita

ott 20
Postato da Andrea Manciulli Archiviato in Toscana
Teatro del Sale

L'iniziativa al Teatro del Sale con Pino Brugellis, Giandomenico Amendola ed Alberto Francini

Che cos’è la contemporaneità? Potremmo dire che è il rapporto con il proprio tempo, ma è contemporaneo , riprendendo una bellissima lezione di Agamben, colui che non coincide pienamente con la propria epoca. Non è contemporaneo chi combacia in ogni punto perfettamente con essa. Non sono contemporanei perché, proprio per questo, non riescono a vederla, non possono tenere fisso lo sguardo su di essa.

Essere contemporaneo vuol dire percepire il buio del proprio tempo, essere capaci di leggere e di interpellarlo, perché solo non essendo accecati dal fascio luminoso che viaggia a velocità altissima siamo in grado di vedere e captarne quegli elementi irrisolti che permeano la società.

Pianificare, progettare un territorio vuole dire non appartenere a questa epoca, ma vuol dire fare continui salti nel futuro, immaginare scenari e palinsesti di ciò che sarà, elaborare gli stili di vita che verranno. L’architettura e il design che formeranno le città del domani non sono senza significato, ma sono luoghi e oggetti capaci di condizionare la vita e i comportamenti delle persone. Prima che dell’architettura, il problema è della cultura, che dovrebbe essere qualcosa di profondamente condiviso dalla collettività e in cui la collettività si riconosce. E questo è impossibile senza una precisa volontà politica che supporti tale istanza.

Esprimere un ideale di bellezza, che trascende dal gusto e dall’estetica personale vuol dire che questa bellezza deve essere il prodotto delle idee condivise da una “moltitudine”. Uso il termine moltitudine poiché la città del domani sarà sempre più meticcia. Rinunciare all’omogeneità a favore di ciò che è ibrido o eterogeneo offre possibilità ancora inesplorate capaci di creare relazioni e identità nuove, più stimolanti, più ricche, più divertenti.

La base di questo ragionamento affonda le sue radici sulla consapevolezza di essere moderni, quella modernità intesa come cambiamento in grado di far progredire l’intera società. Ma essere moderni vuol dire avere un’ottima conoscenza della storia, delle trasformazioni fondamentali che hanno caratterizzato un territorio, captarne quegli elementi fondamentali che hanno modificato la status quo sociale. Non si può progettare un territorio senza conoscere gli elementi e le convenzioni che ne hanno determinato la sua bellezza o la sua disgrazia. La città europea del futuro è una città compatta che consumi il meno possibile il suo territorio, che mantenga una marcata linea di separazione fra città e campagna. Read the rest of this entry »