Teatro del Sale

L'iniziativa al Teatro del Sale con Pino Brugellis, Giandomenico Amendola ed Alberto Francini

Che cos’è la contemporaneità? Potremmo dire che è il rapporto con il proprio tempo, ma è contemporaneo , riprendendo una bellissima lezione di Agamben, colui che non coincide pienamente con la propria epoca. Non è contemporaneo chi combacia in ogni punto perfettamente con essa. Non sono contemporanei perché, proprio per questo, non riescono a vederla, non possono tenere fisso lo sguardo su di essa.

Essere contemporaneo vuol dire percepire il buio del proprio tempo, essere capaci di leggere e di interpellarlo, perché solo non essendo accecati dal fascio luminoso che viaggia a velocità altissima siamo in grado di vedere e captarne quegli elementi irrisolti che permeano la società.

Pianificare, progettare un territorio vuole dire non appartenere a questa epoca, ma vuol dire fare continui salti nel futuro, immaginare scenari e palinsesti di ciò che sarà, elaborare gli stili di vita che verranno. L’architettura e il design che formeranno le città del domani non sono senza significato, ma sono luoghi e oggetti capaci di condizionare la vita e i comportamenti delle persone. Prima che dell’architettura, il problema è della cultura, che dovrebbe essere qualcosa di profondamente condiviso dalla collettività e in cui la collettività si riconosce. E questo è impossibile senza una precisa volontà politica che supporti tale istanza.

Esprimere un ideale di bellezza, che trascende dal gusto e dall’estetica personale vuol dire che questa bellezza deve essere il prodotto delle idee condivise da una “moltitudine”. Uso il termine moltitudine poiché la città del domani sarà sempre più meticcia. Rinunciare all’omogeneità a favore di ciò che è ibrido o eterogeneo offre possibilità ancora inesplorate capaci di creare relazioni e identità nuove, più stimolanti, più ricche, più divertenti.

La base di questo ragionamento affonda le sue radici sulla consapevolezza di essere moderni, quella modernità intesa come cambiamento in grado di far progredire l’intera società. Ma essere moderni vuol dire avere un’ottima conoscenza della storia, delle trasformazioni fondamentali che hanno caratterizzato un territorio, captarne quegli elementi fondamentali che hanno modificato la status quo sociale. Non si può progettare un territorio senza conoscere gli elementi e le convenzioni che ne hanno determinato la sua bellezza o la sua disgrazia. La città europea del futuro è una città compatta che consumi il meno possibile il suo territorio, che mantenga una marcata linea di separazione fra città e campagna. Read the rest of this entry »