Manciulli, NATO: servono maggiori investimenti e rilancio difesa europea

 Comunicato stampa

(ANSA) – ROMA, 26 APR – “Bisogna dare ragione a Trump e ad una linea americana che chiede investimenti maggiori nella Nato”. Lo afferma a Radio radicale Andrea Manciulli, presidente della delegazione presso l’assemblea parlamentare della Nato. “Questi investimenti – spiega – sono ancor piu’ indispensabili dato il mutato scenario globale e nuove esigenze di carattere tecnologico. Penso alla guerra cibernetica – prosegue Manciulli – o al nuovo contrasto alla proliferazione nucleare o a quello al terrorismo internazionale che richiede un investimento in intelligence: siamo in un momento in cui si deve tornare ad investire in sicurezza. E se questo tema l’Europa lo affrontera’ divisa, ogni stato singolarmente, i costi saranno piu’ alti e i risultati insoddisfacenti. Serve – insiste – una difesa comune europea che tenga alto lo standard tecnologico, come scrivevano la ministra Pinotti e l’allora ministro degli Esteri, oggi premier, Gentiloni. Sulla questione della contribuzione Nato, l’Italia si batte affinche’ nel bilancio del 2 per cento siano considerate anche la partecipazione alle missioni internazionali, di cui siamo tra i principali contributori”.(ANSA).

Funding EU defence cooperation 

fiottDaniel Fiott- EUISS

European Union member states have spent decades working to identify and fill military capability gaps through initiatives such as the Headline Goals and the Capability Development Plan (CDP). In the European Defence Agency (EDA), participating member states are accustomed to operating on a strictly intergovernmental and largely voluntary basis when pursuing common defence projects. Even outside of the EU, groups of European countries have engaged in bi- and multi-lateral efforts such as Benelux cooperation that are designed to integrate forces, procure capabilities and/or engage in defence research efforts.

Yet multiple studies have pointed to the costs involved in cross-border defence initiatives and the record on European defence cooperation is mixed. However, through carefully targeted financial incentives the European Commission hopes that the European Defence Fund can help change the rules of the game for European defence cooperation.

Il mio editoriale

Il vento del terrore che soffia dai Balcani

di Andrea Manciulli – Formiche 

La notizia di qualche tempo fa della brillante operazione congiunta delle nostre Forze di sicurezza, con la quale è stata sgominata a Venezia una cellula jihadista composta da uomini di origine kosovara, ha riproposto all’attenzione pubblica il tema della centralità dei Balcani. In questi territori, fenomeni di radicalismo religioso, anche jihadista, non sono nuovi.

Durante la guerra di Bosnia, i Balcani furono interessati dalla presenza di veterani provenienti dall’Afghanistan; l’eredità di quella fase è rappresentata oggi dalla presenza di predicatori e comunità radicali, da rancori e dall’emergere di un fenomeno che vede numerosi combattenti partire soprattutto dal Kosovo per raggiungere la Siria e unirsi alle milizie del Califfato. In un tale contesto, caratterizzato anche da una precaria situazione politica, istituzionale ed economica, la congiuntura con la criminalità organizzata locale – capace di sfruttare i traffici illegali di droga, armi ed esseri umani – prova quanto questa minaccia sia incombente e potenzialmente pericolosa anche per noi europei. Per quanto riguarda la lotta al terrorismo e alla radicalizzazione jihadista, tema centrale delle agende politiche dei governi europei che richiederebbe maggiore omogeneità di mezzi e obiettivi, i Balcani dovrebbero essere una priorità per la sicurezza e la politica estera dell’Europa. Continua a leggere

“Focus Mediterraneo allargato”

approfondimento ISPI

MED_allargato_copertinaAnche nei primi mesi del 2017, nell’area del Mediterraneo allargato permangono conflittualità e incertezze. La riduzione del controllo territoriale e militare da parte dello Stato islamico è senza dubbio l’elemento più significativo dell’evoluzione del contesto regionale. Tuttavia, al di là del contesto sirio–iracheno, nei prossimi mesi importanti consultazioni elettorali e referendarie sono attese in tre paesi chiave della regione – Algeria, Iran e Turchia – con implicazioni che in alcuni casi vanno ben oltre l’assetto interno.Questo numero del Focus, a cura di Valeria Talbot, dedica l’Approfondimento al ruolo dell’Unione europea nella crisi siriana. Proprio ieri si è conclusa a Bruxelles la conferenza co–organizzata da Ue e Onu sul futuro della Siria e della regione. A partire dall’analisi della situazione sul campo e del ruolo esercitato finora dall’Ue, l’Approfondimento ha individuato possibili linee di azione future per la stabilizzazione e la ricostruzione del paese.

 

Defense Choices for the Next French President

By Daniel Keohane-CSS Analyses in Security Policy

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France has been the most militarily active European member of NATO in recent years, including a large domestic deployment because of an ongoing state of emergency. The next French President may have to make some major defense policy choices; on operations, spending, capabilities and international partnerships. Can France maintain its ambition to be a European power with global reach?

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